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I’m the walrus dei Beatles è la canzone più sofisticata mai scritta?

I'm the Walrus

Il brano uscì come singolo insieme a Hello Goodbye nel 1967 per poi comparire nell’album “Magical Mistery Tour” dei Beatles.Curiosamente la versione che uscì negli USA era leggermente diversa nell’intro che presentava due quarti di battuta in meno rispetto a quella nel resto del mondo.Nessuno ha mai spiegato il perchè di questa difformità.

Cominciamo col dire che l’intero brano è stato scritto interamente da John Lennon nel suo momento più alto come autore e compositore.

Lo stesso Lennon dichiarò in seguito di essersi ispirato per la melodia al suono della sirena di una volante che proveniva dalla strada sottostante. In effetti la parte vocale si basa quasi totalmente su un intervallo di semitono tra la nota MI e RE# che ricorda il suono di una sirena in senso onomatopeutico.

Analisi armonica

Bisogna ricordare che nelle circa 300 canzoni scritte dal duo Lennon-Mc Cartney ed in parte da Harrison solo in una o due casi le sequenze armoniche siano composte da un giro di accordi tipici delle canzoni popolari .

In I’Am the Walrus ci troviamo di fronte ad una struttura compositiva complessa e molto sofisticata per i canoni della musica Pop sia dell’epoca in cui uscì che specialmente per quelli di oggi. Essa presenta un’armonia talmente particolare che probabilmente non ha precedenti nella storia della musica pop-rock ma credo anche nella musica classica.

“I Am the Walrus” dei Beatles è molto più di una semplice canzone: è un’affascinante esplorazione sonora che ha infranto le convenzioni della musica pop, distinguendosi per la sua struttura armonica audace e un’innovazione che ha ridefinito i confini del possibile in uno studio di registrazione.

Un’Armonia Volutamente Instabile

La descrizione armonica del brano è tanto affascinante quanto complessa. A differenza delle canzoni pop tradizionali, fondate su progressioni di accordi prevedibili, “I Am the Walrus” costruisce la sua identità su un’ambiguità voluta.

  • Un turbinio di accordi maggiori: La canzone utilizza esclusivamente accordi maggiori , una scelta che di per sé non è insolita. La peculiarità sta nel loro susseguirsi. Il brano si muove attraverso sette diversi accordi maggiori, creando un effetto di “scale mobili” in cui la sensazione di centro tonale (la tonalità d’impianto) è costantemente messa in discussione .
  • Melodia e armonia in dialogo: Questa libertà armonica costringe la melodia a un continuo adattamento. Non essendoci una singola scala a generare la linea vocale, John Lennon plasma i suoi motivi sulle singole armonie, creando un canto che fluttua e si sposta come in un sogno .
  • Frasi musicali asimmetriche: La struttura formale del brano rifiuta la simmetria del pop. Le sezioni si susseguono con numero di battute basati su 3, 5, o 6, un’architettura musicale che Allan W. Pollack ha definito come l’ “uso di frasi in gruppi di tre” a conferire al brano una struttura ossessiva e ipnotica . Il critico Ian McDonald l’ha descritta come “la sequenza più eterodossa e totalmente ambigua che John abbia mai ideato” .

Un’Innovazione che Ha Cambiato le Regole

L’innovazione di “I Am the Walrus” risiede nel modo in cui ha trasformato un’idea musicale apparentemente semplice in un capolavoro di produzione e sperimentazione.

  • L’arrangiamento orchestrale come contraltare: Di fronte alla richiesta di John Lennon, che voleva che la sua voce non venisse coperta, George Martin creò un arrangiamento per archi, fiati e coro che non si limitava a fare da tappeto sonoro, ma dialogava attivamente con la voce . L’effetto è quello di un “canone perpetuo” avvolgente, dove le linee orchestrali e la melodia si muovono in moto contrario .
  • Una tavolozza timbrica rivoluzionaria: La canzone rompe con l’idea del “classico gruppo rock”. Non ci sono chitarre in primo piano; il basso e la batteria sono ridotti all’essenziale per fare spazio a una stratificazione di suoni orchestrali, effetti da nastro e rumori .
  • Il collage sonoro e il caos controllato: L’innovazione più radicale fu l’uso di suoni non musicali. Nel finale, mentre la musica procede, si sovrappone la trasmissione in diretta di una radio BBC che recita una scena del Re Lear di Shakespeare . L’idea nacque per caso, durante una registrazione, ma fu immediatamente colta da Lennon come l’elemento perfetto per il suo “caos” sonoro.

Questa fusione di un’armonia che destabilizza l’ascoltatore con una produzione che fonde orchestra e rumori del mondo reale ha reso “I Am the Walrus” un’opera unica, un manifesto dell’estetica psichedelica e una delle canzoni più audaci e influenti della musica del Novecento.

Analizzare il testo di “I Am the Walrus” è un’impresa affascinante e volutamente frustrante, perché il significato ultimo della canzone è proprio la sua mancanza di un significato ultimo. È un testo scritto come un gioco, una sfida e un atto di ribellione contro chi cercava di decifrare le parole di Lennon come fossero messaggi in codice.

Ecco un’analisi che ne scompone i livelli:

1. L’Origine del Testo: Un’Umile Poesia Scolastica

La genesi del testo è fondamentale per capirne la natura. John Lennon scrisse le prime due strofe ispirandosi a una filastrocca che aveva sentito da un compagno di scuola di suo figlio Julian. Il bambino recitava:

“Yellow matter custard, green slop pie, / All mixed together with a dead dog’s eye”
(Crema gialla, torta di brodaglia verde, / Tutto mescolato con l’occhio di un cane morto).

Lennon trovò la filastrocca così surreale e divertente che la trasformò in un punto di partenza, amplificandone l’assurdità. Questo ci dice subito che il testo non nasce da una profonda riflessione filosofica, ma dal puro piacere del gioco linguistico.

2. La Poetica del “Nonsense” e del Flusso di Coscienza

Il testo è un capolavoro di nonsense letterario, sulla scia di Lewis Carroll (che Lennon amava) e Edward Lear. Le immagini si susseguono senza un nesso logico apparente:

  • “Pigman” e “Eggman” (uomini maiale e uomo uovo): figure assurde che potrebbero essere amici immaginari o archetipi onirici.
  • “Semolina pilchard” (sardina di semolino): un ossimoro culinario che in realtà è un esplicito riferimento al detective Norman Pilcher (vedi ampia nota in fondo)
  • “Expert texpert choking smokers”: un gioco di allitterazioni che evoca l’immagine di esperti che si strozzano con il fumo, forse una critica ai “sapientoni” dell’epoca.

Lennon scriveva in uno stato di semi-incoscienza creativa, lasciando che le parole si associassero per suono e ritmo piuttosto che per significato. È un flusso di coscienza che mira a evocare sensazioni, non a raccontare una storia.

3. Il Gesto Anti-Intellettuale

La chiave di volta del testo è la sua genesi legata a una lettera di un insegnante. Un professore della scuola di Lennon scrisse loro spiegando che le canzoni andavano analizzate per “trovare i significati nascosti” e che Lennon aveva una “mente eccezionalmente acuta”.

La risposta di Lennon fu di prendere in giro quell’approccio. Scrisse consapevolmente versi sempre più assurdi e senza senso, proprio per dimostrare che le sue canzoni non erano enigmi da decifrare. Il verso:

“I’m crying” (sto piangendo) – potrebbe essere la sua reazione alla serietà con cui veniva preso.

E il ritornello stesso, “I am the walrus”, fu scelto per un motivo molto semplice: nella filastrocca di Carroll, il Tricheco (the Walrus) era il personaggio che mangiava tutte le ostriche, un anti-eroe. Inoltre, suonava bene con “goo goo g’joob” – un suono onomatopeico che imita il pianto di un bambino o il suono di un tricheco, ma che è diventato uno dei momenti più iconici e indecifrabili della musica.

4. Livelli di Significato (Voluti e Non Voluti)

Pur essendo volutamente senza senso, il testo è così ricco che si presta a molteplici interpretazioni. Alcuni critici hanno ipotizzato:

  • Un commento sulla società:
    • “Sitting in an English garden”: un’immagine della pacata vita inglese, subito sconvolta dall’arrivo di “mister city policeman” e dalla morte di un cane. Il caos che irrompe nell’ordine.
    • “Semolina pilchard climbing up the Eiffel Tower”: l’assurdità della cultura pop che si mescola con i simboli nazionali.
    • “Element’ry penguin”: una chiara e beffarda allusione al pinguino del logo della casa editrice Penguin Books, simbolo dell’educazione e della cultura alta, che Lennon definisce “elementare” (sempliciotto) mentre canta “Hare Krishna” (un mantra indiano), contrapponendo l’occidente intellettuale all’oriente spirituale.
  • Un’autobiografia onirica: Versi come “I’m crying” e “I’m dying” (sto morendo), in un contesto di caos, potrebbero rappresentare la fragilità e la solitudine di Lennon in quel periodo, nascoste dietro la maschera del clown/artista.

5. Il Significato Finale

In definitiva, il testo di “I Am the Walrus” è un’opera surrealista e dadaista. Il suo vero significato è la critica all’interpretazione stessa.

Con questa canzone, Lennon uccide l’idea che l’artista debba fornire un messaggio chiaro. Il testo è un oggetto sonoro, un gioco di parole che funziona più per il suo ritmo, la sua melodia e le sue assonanze che per il suo significato semantico. È una festa dell’assurdo, un dito medio alla critica e un invito all’ascoltatore a perdersi nelle parole senza cercare di trovarvi una via d’uscita.

Alla domanda “Cosa significa?”, Lennon risponderebbe probabilmente: “Significa che sono il tricheco. E tu? Chi sei?”

Questo brano così sperimentale non poteva non essere apprezzato da Frank Zappa che lo suonava spesso in concerto.

*** Norman Pilcher è stato un detective della squadra antidroga di Londra diventato famoso negli anni ’60 per aver arrestato alcune delle più grandi rock star dell’epoca, per poi finire lui stesso in prigione per corruzione.

Cacciatore di rockstar: Pilcher, spesso travestito da postino per sorprendere le sue vittime, arrestò numerosi musicisti . Tra i suoi “bottini” più celebri ci sono John Lennon e Yoko Ono (1968), George Harrison (1969), Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones dei Rolling Stones, Donovan e Dusty Springfield . Si racconta che Eric Clapton riuscì a sfuggirgli saltando da una finestra sul retro mentre Pilcher suonava il campanello

Corruzione e condanna: Il suo operato era circondato da voci di metodi poco ortodossi, come seminare false prove e i pagamenti ai giornalisti per avere pubblicità . La sua carriera finì nel 1972, quando fu arrestato per spergiuro e cospirazione . Nel 1973 fu condannato a quattro anni di prigione . Il giudice, nel condannarlo, pronunciò una frase passata alla storia:

“Avete avvelenato le sorgenti della giustizia penale e lo avete fatto deliberatamente”

  • Le sue memorie: Uscito di prigione, lavorò come autista e in una casa di cura . Nel 2020, a 85 anni, pubblicò un libro di memorie intitolato “Bent Coppers” (“Poliziotti corrotti”), in cui cercò di raccontare la sua versione dei fatti, accusando i suoi superiori e difendendosi dalle accuse di aver seminato prove . È morto nel 2021 all’età di 85 anni .

La figura di Norman Pilcher rimane controversa: per alcuni era un poliziotto corrotto che perseguitava i musicisti, per altri un capro espiatorio di un sistema di polizia marcio

The Beatles : Get Back

Il canale Disey + ha recentemente trasmesso la mini serie televisivaThe Beatles: Get Back. Il documentario del 2021 diretto da Peter Jackson mostra per intero tutte le fasi della creazione dell’album “Let it be” e la pianificazione della prima esibizione dal vivo dopo tre anni di assenza. Il documentario mostra integralmente lo storico concerto sul tetto. Osservare da vicino la genesi e lo sviluppo di brani del calibro di “Don’t let me down”, Something o Get back merita solo per questo la visione del documentario.

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