Before and After Brian Eno (recensione)

Before and After Brian Eno

Il libro biografico  su Brian Eno scritto da Marco Calloni rappresenta una piacevole eccezione (considerando l’attuale contesto della letteratura di genere musicale), dove poter approdare ad una lettura asettica non solo del “personaggio” Eno , ma anche, del contesto socio-musicale di un periodo che abbraccia almeno  cinque decadi.

Il libro ci racconta l’articolato ed originale percorso musicale dell’artista e di tutti gli innumerevoli progetti e collaborazioni alle quali ha preso parte. Un opera che in partenza potremmo definire titanica, ma alla quale il giovane autore sembra uscirne vincente, considerando che le oltre 300 pagine del libro sono scritte in uno stile fluido e lineare. Continua a leggere

La scala di sesta diminuita di Barry Harris (parte prima)

Intorno agli anni 40 del secolo scorso assistiamo alla nascita delle grandi orchestre swing in particolare quelle di Benny Goodman e Glenn Miller. Infatti In pieno periodo bellico, i locali e le case discografiche si sforzano di far dimenticare la guerra ed i problemi sociali ( tra cui l’apartheid verso i neri).

In queste big band  militano soprattutto musicisti bianchi, che hanno assimilato perfettamente il linguaggio swing e si accaparrano le sempre più scarse occasioni di lavoro.

Alcuni musicisti  consideravano queste orchestre troppo commerciali e soprattutto rigide per quanto riguarda le loro possibilità improvvisative. Da queste premesse nasce un nuovo movimento che si chiama “bebop” i cui padri fondatori saranno il chitarrista  Charlie Christian, il pianista Thelonious Monk , Dizzy Gillespie, il batterista Kenny Clarke e il sassofonista Charlie Parker. Quest’ultimo è da molti ritenuto il vero padre del bebop. Un musicologo scrisse :” Si deve a Bird (Parker) più che a chiunque altro il modo in cui fu suonata quella musica; ma è merito di Dizzy se fu messa per iscritto.”

Questo nuovo genere aveva nell’ improvvisazione il suo aspetto fondamentale. La melodia di un brano molto spesso era messa in secondo piano per dar spazio alle pirotecniche abilità degli improvvisatori. L’armonia faceva ricorso molto spesso alle sostituzioni armoniche ed alle dissonanze, in contrapposizione alla musica swing delle grandi orchestre che era scritta sullo spartito e non consentiva sufficiente libertà agli improvvisatori.

Nel bop, tutto quello che è banale, scontato, ballabile o gradito al pubblico medio dell’epoca è sistematicamente bandito.


Questi  musicisti si accorsero che le consuete scale di 7 note creavano degli inconvenienti per le loro improvvisazioni. Questo perchè 7 non è un numero divisibile per 2 e nel tempo di 4/4 rendeva difficoltoso suonare tutte le note della scala. Per questo nasce la scala bebop che è composta da 8 note dove con quattro note si poteva arpeggiare l’accordo e con le restanti creare delle note di appoggiatura.

 

La scala Bebop

Come si può notare tale scala è una consueta scala maggiore con in aggiunta la sesta diminuita.

Armonizzando  questa scala verranno fuori accordi che per adesso non ci interessano visto che l’argomento del post è la scala di sesta diminuita nell’uso che ne ha fatto il grande pianista e  insegnante  Barry Harris.

In pratica la scala di sesta diminuita maggiore coincide esattamente con la scala maggiore bibop, quello che cambia è l’armonizzazione fatta da  Harris che ha armonizzato questa scala in modo che il primo grado generi un’accordo di sesta.

Notate la bellezza (a mio avviso) di questi accordi che sembrano “risolvere” naturalmente l’uno sull’altro. Spiegheremo più avanti che non è un impressione soggettiva ma vi è una ragione ben precisa per questa risoluzione.

Qualcuno di voi molto scaltro avrà notato  che questa scala ha praticamente 2 soli accordi  identificati dal  primo e secondo grado ovvero: C6 e D dim7 , tutti gli altri sono i rivolti di questi due . Infatti anche il VI grado Am7 non è altro che un C6/A al basso.

Questo fatto rende questa scala molto   interessante  per una serie di motivi che cercherò di spiegare in seguito.

I quattro accordi diminuiti della scala possono essere considerati ciascuno di 7 dominante (ecco perchè prima  ascoltandoli sembravano risolvere  uno sull’altro) e quindi offrire possibilità di modulazione anche a toni lontani in modo molto sofisticato. Prendiamo la cadenza 2-5-1 nella sua forma più semplice e banale.

Osserviamo che i quattro accordi diminuiti generati dalla scala  sono composti dalle stesse note ovvero: F, Ab, B, D, ma appaiono con nomi diversi per via dei rivolti. Possiamo considerarli accordi di settima dominante aggiungendo la tonica abbassando di un semitono ciascuna nota dell’accordo avremo così quattro accordi di 7b9 : E7/b9, G7/b9, Bb7/b9,Db7/b9 ed altrettante possibilità di modulazione . Ecco tutte e quattro le modulazioni partendo dalla nostra sequenza 2-5-1 di Do:

Modulazioni con gli accordi di settima diminuita

Considerando che come abbiamo detto gli accordi della scala sono solo 2 sarà facile  memorizzarli (almeno spero) ed esercitarsi nelle rimanenti 11 tonalità. Lo schema sarà sempre questo: T T S T S S T

Il fatto che tu suoni il piano, la chitarra , od il sax poco cambia: il consiglio è quello di  esercitarsi con questa benedetta scala di sesta diminuita perchè il bello deve ancora venire e quando la avrete perfettamente assimilitata  avrete un potente  strumento che vi farà volare ad metro da terra rispetto agli altri musicisti che non la conoscono .

A presto per la seconda parte dove ci occuperemo di un aspetto veramente incredibile di questa scala : ovvero di come armonizzare ogni singola nota di qualsiasi melodia lasciando a bocca aperta chi vi ascolta.

A presto

 

 

Robert Johnson, il diavolo ed il delta blues

Le uniche cose che ci rimangono di R. Johnson sono questa foto  e 29 tracce registrate nel 1936 ( chitarra e voce), le quali hanno influenzato un numero impressionante di gruppi ed artisti  che, per loro stessa ammissione hanno dichiarato di essersi ispirati a lui . In pratica possiamo dire: No Robert Johnson No Rock and roll.

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Tutto quello che un musicista dovrebbe sapere sul diritto d’autore

 

I diritti connessi ad un opera musicale si suddividono in tre categorie

  1. Diritto d’autore (spetta unicamente  al compositore/i e all’autore/i della parte letteraria del brano) e riguarda tutti i diritti connessi con l’opera.

  2. Diritti di riproduzione meccanica o diritto di master (lo detiene il proprietario del master ovvero dell’incisione fonografica, sia che abbia un supporto fisico (CD, Vinile, DVD ecc), o sia che sia su file digitale e quindi immateriale.  Viene diviso tra l’editore e l’autore in percentuali definite da un contratto.

  3. Diritti di  di esecuzione  di un brano. Sono le royalties generate dal’esecuzione ad esempio durante un concerto. Anche queste vengono divise tra l’editore e l’autore previo contratto.

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Miles Ahead il film

Film biografico del 2016 incentrato sul periodo in cui Miles Davis  nel 1979 si ritirò dalle scene per qualche anno.

Ad impersonare Miles c’è il bravo  Don Cheadle, ma questo non basta a rendere il film almeno accettabile. La sceneggiatura ricorre in modo ossessivo all’uso del flashback rendendone discontinua la linea narrativa e noiosa la visione.

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Le Scale musicali

Una scala è semplicemente una serie di note, ordinate in progressione sia verso l’alto che verso il basso, con inizio da una nota qualsiasi fino a raggiungere la relativa ottava.

Il termine scala proviene dalla lingua latina ed è chiara l’analogia fra le note musicali ( o gradi di una scala musicale) e gli scalini della comune scala di un edificio. Le scale musicali usate sono più d’una, ad esempio la scala pentatonica, la scala blues, la scala araba la scala a toni interi, ecc.

La scala basilare del sistema musicale europeo è la scala diatonica, formata di toni  e semitoni all’interno di un intervallo di ottava Continua a leggere

L’arte del Mastering

Il mastering rappresenta l’ultimo processo di tutta la catena della produzione musicale e fonografica che possiamo  dividere in 4 ben distinte fasi:

Composizione

E’ il momento della nascita del brano ed è la fase più creativa dell’intero processo. Si definisce, nella fase embrionale  l’ossatura del brano. Continua a leggere