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Come riconoscere una musica generata dall’IA ? ecco i sistemi attuali

Detector IA

Il confine tra musica umana e musica generata dall’intelligenza artificiale si fa sempre più labile. Tanto che, secondo una ricerca di Deezer, il 97% delle persone non è in grado di distinguere un brano generato dall’IA da uno creato da un umano in un ascolto alla cieca . E la musica sintetica sta invadendo le piattaforme: Deezer riceve ogni giorno quasi 75.000 tracce generate dall’IA, pari a oltre il 44% di tutti i nuovi caricamenti .

Come possiamo allora orientarci in questo mare di contenuti sintetici? Esistono già diversi sistemi in grado di rilevare la musica generata dall’IA, e operano su vari livelli. Vediamo i principali.

Deezer: lo strumento per tutti

Il servizio di streaming francese Deezer è stato uno dei primi a muoversi, lanciando un rilevatore di musica IA gratuito e accessibile a tutti nel giugno 2026 .

Come funziona?

Lo strumento analizza le playlist degli utenti, funzionando con oltre 20 piattaforme tra cui Spotify, Apple Music, YouTube Music e SoundCloud . Basta collegare il proprio account e Deezer scansiona le playlist alla ricerca di tracce sospette.

Su cosa si basa?

Il rilevatore identifica gli “artefatti specifici” lasciati nel suono dal software di generazione IA, come quelli prodotti da modelli come Suno e Udio . Deezer dichiara una precisione superiore al 99,8% .

I dati allarmanti

Secondo Deezer, il 43% degli utenti che passano da altre piattaforme hanno già tracce IA nelle proprie playlist, e l’80% dei partecipanti a un sondaggio vuole che questi brani vengano chiaramente etichettati . La piattaforma ha già rilevato e taggato oltre 13,4 milioni di tracce IA nel corso del 2025 .

UAI di RTM Audio: il certificato per l’industria

Mentre Deezer si rivolge al grande pubblico, RTM Audio, una startup fondata da ingegneri di mastering premiati ai Grammy, ha lanciato UAI, un sistema pensato per l’industria musicale e per fornire prove in tribunale .

Come funziona?

UAI esegue due misurazioni separate su ogni traccia: una sulla produzione e una sulla voce. Solo quando entrambi i sistemi concordano, la traccia viene classificata come IA .

Il valore aggiunto: il certificato firmato

La caratteristica distintiva di UAI è che ogni verdetto produce un certificato crittograficamente firmato, legato al codice ISRC del brano e verificabile tramite una chiave pubblica. Un “record” indipendente, non un semplice punteggio di confidenza .

“Un punteggio di confidenza non è una prova. Quando uno di questi verdetti arriva davanti a un giudice, hai bisogno di un record che l’altra parte non possa facilmente ignorare.” – Matt Buser, avvocato musicale e co-fondatore di RTM Audio

Questo approccio è pensato per rispondere alle nuove esigenze legali, come le trasparenze richieste dall’AI Act dell’Unione Europea o il NO FAKES Act negli Stati Uniti .

UAI dichiara un tasso di falsi positivi dello 0,06% nei test interni su 8.236 master .

La ricerca scientifica: alla ricerca di una “firma” dell’IA

Dietro questi strumenti commerciali c’è una solida base di ricerca. Il segreto per individuare la musica generata dall’IA sta nel fatto che i modelli di generazione audio, come quelli che usano strati di convoluzione trasposta, lasciano delle “impronte” digitali .

L'”artefatto a scacchiera”

Nell’audio, questi artefatti si manifestano come picchi energetici periodici nello spettro del suono, simili ai famosi “checkerboard artifacts” delle immagini generate . Questi picchi appaiono a frequenze specifiche, determinate dall’architettura del modello, come una sorta di firma digitale indelebile .

Oltre i modelli tradizionali: la sfida dei brani “ibridi”

La ricerca sta già andando oltre la semplice classificazione “umano o IA”. Una delle sfide più attuali è capire come rilevare l’IA in brani “ibridi”, dove parti generate si mescolano con registrazioni umane (ad esempio, una voce umana su una base generata dall’IA) .

Si stanno esplorando tecniche per quantificare la percentuale di contenuto IA in un mix o per sviluppare modelli che non necessitano di essere addestrati su ogni nuovo generatore (“zero-shot detection”) .

Un’arma a doppio taglio?

Se da un lato questi strumenti sono fondamentali per la trasparenza, dall’altro non sono perfetti. Uno studio del 2025 ha dimostrato che alcuni rilevatori commerciali possono essere ingannati con semplici operazioni come la ricampionatura di un file audio . Inoltre, la loro efficacia può crollare al di sotto del 60% su audio broadcast o su brani fortemente mixati .

Il rilevamento della musica generata dall’IA è una corsa tecnologica in continua evoluzione. Strumenti come il rilevatore di Deezer e il certificatore UAI rappresentano l’avanguardia di un settore che cerca di portare trasparenza e fiducia in un panorama musicale sempre più complesso.

Ultimamente Sony sta sviluppando uno strumento che non solo identifica musica non umana ma riesce ad identificare anche da quale brano ha copiato

Sì, Sony ha sviluppato una tecnologia che fa esattamente questo: non si limita a rilevare se un brano è generato dall’IA, ma risale alle opere originali usate per il suo addestramento, quantificando l’influenza di ciascuna sul risultato finale .

Questa tecnologia è stata creata dal laboratorio di ricerca Sony AI e, stando ai report, un articolo accademico che ne descrive il funzionamento è stato accettato a una conferenza internazionale, suggerendo che sia una soluzione seria e sottoposta a revisione tra pari .

Come funziona in pratica?

Il sistema può operare in due modalità, a seconda della collaborazione degli sviluppatori di IA :

  • Se gli sviluppatori cooperano: si collega direttamente al modello per analizzare i dati di addestramento. In questo modo, può tracciare in modo preciso quali brani sono stati utilizzati .
  • Se gli sviluppatori non cooperano: il sistema confronta il brano generato con i cataloghi musicali esistenti per fare una stima di quali opere possano averlo influenzato .

Perché è importante?

Questo tipo di tracciamento è fondamentale per un futuro in cui l’IA e la musica coesistano, e risponde a due esigenze precise:

  1. La resa dei conti: permette di quantificare il contributo di ogni artista o brano originale. Ad esempio, potrebbe indicare che un brano generato è influenzato per il 30% dai Beatles e per il 10% dai Queen . Questo apre la strada a sistemi di royalty proporzionali, dove i compensi vengono distribuiti in base all’effettivo utilizzo .
  2. Il contesto legale: arriva in un momento di forti tensioni. Sony Music Entertainment è tra le major che hanno fatto causa ad AI music generatori come Suno e Udio per presunta violazione di copyright . Uno strumento come questo trasforma la questione da una battaglia legale costosa a un potenziale meccanismo di licenza trasparente e automatico .

Vale la pena notare che, sebbene la tecnologia esista, Sony non ha ancora annunciato una data di lancio commerciale . Sembra quindi che sia ancora in una fase di sviluppo e studio per capire come integrarla nel mercato .

I prodigi dell’accordatura a 432 Hz ed il terrapiattismo musicale

Ci sono persone che sostengono che la musica con gli strumenti accordati con un LA3 a 432Hz invece dei consueti 440 produca degli effetti sorprendenti. A quanto pare ha un effetto curativo, genera un senso di relax, fa entrare in contattato con le vibrazioni del cosmo, ecc . Ovvero permette di accumulare energia positiva e molto altro ancora.

Dichiarazioni eccezionali dovrebbero essere accompagnate da prove eccezionali e purtroppo i sostenitori di tale teoria non vanno oltre alla semplice: ” è così perche l’ ho letto da qualche parte”.

Mark Twain affermava di quanto sia facile ingannare le persone ma di quanto sia difficile convincerle di essere state ingannate.

Con molta fatica cercherò almeno per qualche minuto ad argomentare l’assurdità di tali credenze

Perchè 432 e non 432,5 0 432,6 Hz?

Una sezione di archi accordati come di consueto a 440 hz produrrà durante un vibrato anche quella frequenza (432 hz) quando esegue un La. Stesso effetto per altri strumenti chitarre,bassi, ottoni e legni durante un bending un glissato oppure un portamento.

Tutto questo non è una mia impressione, ci terrei a ricordare che le frequenze possono essere misurate con uno strumento di uso comune agli ingegneri del suono chiamato analizzatore di spettro.

Quindi perchè accordarli in quel modo se l’effetto è lo stesso?

Molti test effettuati in doppio cieco consistenti nel far ascoltare a dei volontari lo stesso brano di musica classica con le due accordature non ha prodotto nessun risultato particolare in favore di questa accordatura.

Inoltre la prova definitiva ce la fornisce la biologia Il nostro sistema uditivo non è tanto sensibile alla singola frequenza ma al rapporto fra di esse1. Quindi anche cambiando l’accordatura i rapporti tra le frequenze saranno sempre gli stessi.

Alcune case discografiche “furbette” vendono CD accordati a 432 hz ad un prezzo maggiorato. Si chiama marketing.

Rimane il fatto che l’accordatura a 440 hz non è un totem irrinunciabile anzi è solo una convenzione che ha facilitato e standardizzato l’esecuzione musicale da almeno qualche centinaio di anni. Non è vi è nulla di magico.

“Quando il sole della cultura è basso anche le ombre dei nani sono lunghe”

1Fonti bibliografiche di questo post:

Centro sonologia computazionale Università di Padova http://csc.dei.unipd.it/

http://www.physik.uni-oldenburg.de/aku/projects/apsyacou.htm

https://www.maurograziani.org/text_pages/acoustic/acustica/MG_Acustica04.html

https://www.lucaleggi.it/frequenza.html

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE E L’INCREDIBILE REALTA’ DELLA MECCANICA QUANTISTICA

La meccanica quantistica è una teoria che descrive il comportamento della materia e della luce a livello quantistico, ovvero a livello subatomico. A differenza della meccanica classica, che descrive il comportamento dei corpi su grandi scale, la meccanica quantistica si occupa di descrivere il comportamento delle particelle elementari come elettroni, protoni e neutroni e delle minuscole particelle contenute in essi.

Questa teoria sostiene che le particelle non hanno una posizione e una velocità definite, ma che sono descritte da una funzione d’onda che descrive la probabilità di trovare la particella in una determinata posizione. Questo significa che la posizione e la velocità delle particelle sono incerte, e solo attraverso una misura possiamo conoscere la loro posizione con certezza.

Essa introduce anche il concetto di sovrapposizione quantistica, che significa che le particelle possono essere in più stati contemporaneamente. Questo è uno dei concetti più affascinanti e insoliti della meccanica quantistica, poiché contrasta con il modo in cui la realtà viene percepita dalla meccanica classica e dai nostri sensi.

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La Verità Sorprendente sulla Teoria della Relatività di Einstein”

Come descrivere la teoria della Relatività con un grado di semplicità crescente utilizzando l’intelligenza artificiale? Proviamo a chiederglielo

Domanda “descrivi la teoria della relatività”

Risposta algoritmo:

“La teoria della relatività è un insieme di due teorie formulate da Albert Einstein: la teoria speciale della relatività (1905) e la teoria generale della relatività (1915). Queste teorie hanno rivoluzionato la nostra comprensione dello spazio, del tempo e della gravità.

La teoria speciale della relatività stabilisce che la velocità della luce è sempre costante e che non esiste un frame di riferimento privilegiato per misurare la posizione e la velocità delle cose. Ciò significa che le leggi della fisica devono essere le stesse per tutti i osservatori in movimento relativo.

La teoria generale della relatività descrive la gravità come la curvatura dello spazio e del tempo causata dalla presenza di massa e energia. In questa teoria, la gravità non è più vista come una forza, ma come un effetto delle distorsioni nella geometria dello spazio e del tempo.

In sintesi, la teoria della relatività ci insegna che lo spazio e il tempo sono interconnessi e che la gravità è un effetto della presenza di massa e energia nello spazio-tempo. Queste teorie hanno conseguenze profonde per la fisica, l’astronomia e la filosofia, e sono ancora oggi oggetto di studio e di ricerca.”

Domanda:” spiegala come se ti trovassi di fronte ad un bambino di 8 anni

Risposta algoritmo:

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Dalle molecole al suono

Avevamo osservato in un precedente articolo che il suono ha bisogno di un mezzo fisico di propagazione come l’aria ad esempio per essere percepito.

Le molecole dei gas costituenti l’atmosfera terrestre ne permettono la propagazione iniziando ad oscillare reciprocamente, producendo zone di compressione/depressione dell’aria con lo stesso andamento della forma d’onda che l’ha generato chiamata sorgente sonora.

Ma non solo l’aria, anche l’acqua, il metallo, il vetro ed altri materiali permettono all’onda acustica di propagarsi più o meno velocemente .

La propagazione del suono è strettamente correlato alla presenza di un mezzo fisico di trasmissione ed è inscindibile da esso. Infatti in assenza di aria nulla può essere udito. Anche un martello che batte su un incudine sarebbe silenzioso in una stanza sotto vuoto.

  • La sua velocità nell’aria è a 20 gradi di 343,1 m/s (1235,16 km/h)
  • Nell’acqua il suono si propaga circa tre volte più veloce rispetto all’aria.
  • Nel vetro è di 16 volte più veloce.

Nello spazio non essendoci l’atmosfera il suono non può propagarsi ed il silenzio regna sovrano, infatti anche quando esplode una stella lo fa nel silenzio più assoluto per un improbabile uditore presente.

Solo nei film di fantascienza di serie B si sentono i rumori nel cosmo ).

Il suono delle Onde Gravitazionali

L’11 Febbraio 2016 gli scienziati del LIGO hanno annunciato di essere riusciti a rilevare le onde gravitazionali  ascoltandone il suono  proveniente dalla fusione di due buchi neri che si sono scontrati a 1,3 miliardi di anni luce da noi. Questa eccezionale scoperta è stata resa possibile tramite due interferometri laser posti in due differenti località degli Stati Uniti, e fornisce la prova Continua a leggere

La musica della matematica… studio sulle trascrizioni cartesiane

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I rapporti che legano la musica e la matematica sono noti da moltissimo tempo, si consideri gli studi  della  scuola pitagorica intorno al 450 a.c. sulle corde vibranti, dove si scoprì che dividendo una corda in due parti uguali si otteneva lo stesso suono ma di altezza superiore (ottava) rispetto alla corda intera. Continua a leggere

La sintesi sonora granulare

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La sintesi granulare è quel procedimento di sintesi  che utilizza la scomposizione del suono in  unità fondamentali chiamati  grani . Ogni  grano o quanto sonoro è talmente piccolo che non può essere udito singolarmente, avendo  una durata che varia  da 1 a 100 ms. Ciascuno di queste unità quantiche di informazione sonora  viene elaborata  modificandone all’occorrenza  la velocità, la fase, l’intensità e la frequenza. Il procedimento successivo consiste nella stratificazione e/o concatenazione di un gran numero di questi grani al fine di ottenere un nuovo timbro. Continua a leggere

Fisiologia della percezione musicale (parte 1)

 

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I  due modelli teorici che descrivono la fisiologia della percezione acustica sono:

  • La teoria posizionale di Van Helmhotz

  • La teoria della periodicità

Il fatto che i modelli siano due lascia presagire che entrambi, se presi singolarmente, abbiano delle criticità nella spiegazione di alcuni fenomeni acustici. Prima di addentrarci nella descrizione analitica , reputo opportuno dedicare questa prima parte dell’articolo alla descrizione della fenomenologia acustica che rende entrambi i modelli teorici incompleti. Continua a leggere

La musica, l’effetto Doppler e le galassie

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In un precedente articolo avevamo osservato come la percezione uditiva non possa essere considerata assoluta e valida per tutti allo stesso modo. Studiando alcune illusioni acustiche  abbiamo potuto notare come molto spesso il nostro cervello venga “ingannato” nella codifica tra uno stimolo acustico e la nostra effettiva percezione sensoriale.  Esistono altri fenomeni  che non possono essere annoverati come illusioni acustiche in quanto la loro spiegazione è da attribuire unicamente ad un fenomeno di tipo fisico, quindi a monte della nostra interpretazione sensoriale. Questo è il caso dell’effetto Doppler. Cerchiamo di spiegare di che cosa si tratta: Continua a leggere