
Benvenuti in un nuovo appuntamento con il progressive rock più affascinante e visionario. Oggi ci immergiamo in un brano che è un vero e proprio monumento del genere: parliamo di “Firth of Fifth” dei Genesis tratto dall’album capolavoro del 1973, Selling England by the Pound .
Le origini di un classico
È interessante notare come il brano sia stato composto principalmente dal tastierista Tony Banks già nel 1972, con l’intenzione di includerlo nell’album Foxtrot. La proposta fu però inizialmente respinta, e Banks dovette rimaneggiare il pezzo prima che la band lo accettasse per Selling England by the Pound . Il titolo, gioco di parole sul Firth of Forth (l’estuario del fiume Forth in Scozia), introduce il tema centrale del brano: il “fiume del costante cambiamento”, come recita il verso finale . Nonostante la musica sia quasi interamente opera di Banks, il pezzo è accreditato a tutto il quintetto (Peter Gabriel, Phil Collins, Steve Hackett, Mike Rutherford e lo stesso Banks) . Curiosamente, Banks stesso ha in seguito definito il testo “uno dei peggiori a cui abbia mai lavorato” . Un giudizio severo, forse, ma che non toglie nulla alla potenza della musica.
Un viaggio musicale in tre atti
“Firth of Fifth” è una suite in tre parti distinte, un microcosmo sonoro che si dispiega in quasi dieci minuti di pura magia progressiva .
1. L’introduzione pianistica
Il brano si apre con uno degli intro per pianoforte più celebri e complessi di tutta la storia del rock. Banks esegue un tema classicheggiante in tonalità di Si bemolle, caratterizzato da misure ritmiche ardite come il 13/16 e il 15/16 che si alternano a 2/4 . È un momento di pura tecnica e sentimento, che stabilisce subito le ambiziose coordinate dell’ascolto. Tanto è celebre, quanto è stata ardua la sua esecuzione dal vivo: Banks, utilizzando un pianoforte elettrico non sensibile al tocco, faticava a riprodurlo fedelmente sul palco. Per questo motivo, già dall’autunno del 1973, l’introduzione venne spesso omessa nei concerti .
2. La sezione strumentale: l’apoteosi di Banks e Hackett
Dopo la prima strofa, il brano si trasforma in un maestoso strumentale. È qui che si concentra il cuore pulsante del pezzo. Sentiamo il flauto di Peter Gabriel intonare una melodia che diventerà il leitmotiv della sezione . Segue un passaggio dominato dai sintetizzatori che riprendono il tema dell’introduzione, per poi lasciare spazio a uno dei momenti più alti di tutto il progressive: l’assolo di chitarra di Steve Hackett. Hackett ripresenta la melodia del flauto di Gabriel utilizzando un timbro di chitarra che emula il suono di un violino, creando un effetto lirico e struggente . I biografi della band, Dave Bowler e Bryan Dray, lo hanno definito “il momento più alto del periodo di Hackett con la band” . Il critico rock Edward Macan, dal canto suo, non ha esitato a definire “Firth of Fifth” come “uno dei migliori nove minuti e mezzo di musica che i Genesis abbiano mai inciso” .
3. Il finale
Dopo l’assolo di Hackett, la voce di Gabriel rientra per un’ultima strofa, prima che il pianoforte di Banks concluda il brano riprendendo un motivo dell’introduzione che si dissolve lentamente in fade out .
Eredità e influenza
“Firth of Fifth” non è solo un brano, è un simbolo. Ha attraversato le varie incarnazioni dei Genesis, sopravvivendo all’abbandono di Gabriel (con Collins alla voce) ma venendo accantonato dopo la dipartita di Hackett . La sua potenza strumentale, però, è stata talmente iconica da essere riproposta in numerosi tour successivi, fino ai concerti del 2007 e del 2021-2022 .
Steve Hackett, in particolare, ha fatto sua questa canzone, continuando a eseguirla regolarmente nei suoi concerti da solista. A proposito del suo leggendario assolo, ha dichiarato: “resterà sempre legato a me, e io continuo ad amare suonarlo. È una grande melodia per la chitarra” .
In conclusione, “Firth of Fifth” è un perfetto esempio di ciò che rendeva il progressive rock degli anni ’70 così speciale: ambizione, tecnica virtuosistica, lirismo e una ricerca sonora senza compromessi. Un brano che, nonostante i decenni, continua a esercitare un fascino immutato su generazioni di ascoltatori. Se non lo avete mai ascoltato con attenzione, fatevi un favore: chiudete gli occhi, alzate il volume e lasciatevi trasportare.









