{"id":296,"date":"2014-07-27T13:10:04","date_gmt":"2014-07-27T11:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/?p=296"},"modified":"2018-07-04T21:07:41","modified_gmt":"2018-07-04T19:07:41","slug":"beethoven-critica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/beethoven-critica\/","title":{"rendered":"Beethoven e la critica musicale"},"content":{"rendered":"<h2><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-346\" src=\"https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/beethoven.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/beethoven.jpg 600w, https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/beethoven-120x80.jpg 120w, https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/beethoven-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/h2>\n<h2>Sicuramente possiamo immaginare lo sconcerto di Beethoven nel leggere le critiche spesso feroci a lui riservategli \u00a0soprattutto nel suo primo periodo compositivo \u00a0dall&#8217;influente ed autorevole critica musicale \u00a0tedesca dell&#8217;epoca. Premesso che l&#8217;\u00a0<i><b>Allgemeine musikalische Zeitung<\/b><\/i>\u00a0 era un periodico \u00a0pubblicato nel\u00a0XIX secolo e probabilmente il principale giornale musicale tedesco della sua epoca.\u00a0La rivista recensiva spettacoli musicali di numerosi paesi, concentrandosi sulle nazioni di lingua teutonica, ma copriva anche la\u00a0Francia, l&#8217;Italia, la\u00a0Russia, la\u00a0Gran Bretagna\u00a0e occasionalmente l&#8217;America.\u00a0<span style=\"color: #252525;\">La sua imparzialit\u00e0 e la fedelt\u00e0 ai principi fondamentali della credibilit\u00e0 e della discrezione a proposito delle posizioni personali di coloro di cui le recensioni si occupavano, gli assicurarono una stabile ed eminente posizione nella societ\u00e0 musicale tedesca del suo tempo, durante il quale il giornale esercit\u00f2 una grande influenza.<\/span><!--more-->Bene! fatta questa doverosa premessa veniamo al dunque, leggiamo cosa scrive un autorevole critico sulle colonne \u00a0dell&#8217;Allgmeine Musikalische Zeitung nel\u00a0<span style=\"color: #000000;\">giugno 1799 recensendo le<strong>\u00a0tre Sonate op.12 per pianoforte e violino<\/strong>\u00a0del genio di Bonn:<\/span><\/h2>\n<blockquote>\n<address><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Il critico dopo essersi fatto faticosamente strada attraverso queste curiose e straordinariamente difficili sonate\u00a0 ne esce esausto e scoraggiato. Innegabilmente il sig. Beethoven segue la sua strada, ma che strada originale e tortuosa! Ragione, ragione e sempre ragione, ma senza spontaneit\u00e0, senza canto! \u00c8 una musica arida e poco interessante, un tentativo sforzato di strane modulazioni, un\u2019avversione per le normali relazioni tonali, un accumulo di difficolt\u00e0 su difficolt\u00e0 cos\u00ec da perdere ogni piacere nel compito. Un altro critico ha detto all\u2019incirca le stesse cose e non possiamo altro che essere d\u2019accordo con lui&#8221;.<\/span><\/address>\n<\/blockquote>\n<p class=\"sottotitolo\"><span style=\"color: #555555;\"><span style=\"color: #000000;\">Maynard Solomon (critico musicale e saggista ottocentesco) scrive : &#8220;l<\/span><\/span><span style=\"font-weight: normal; color: #000000;\">e prime pubblicazioni di Beethoven non riuscirono\u00a0 a suscitare un interesse sufficiente a giustificare la supposizione che egli sarebbe divenuto un grande compositore. Una stroncatura delle prime composizioni di Beethoven apparsa nel 1784 sul \u201cMusikalischer Almanach\u201c di Forkel, le paragona a quelle di uno studente alle prime armi: \u201csi potrebbero forse rispettare come primi tentativi di un musicista principiante, ad esempio un\u2019esercitazione di uno studente al terzo o quart\u2019anno delle nostre scuole\u201c. Al tempo in cui erano stati completati i tre quartetti con pianoforte WoO 36, nel 1785, \u00e8 probabile che i protettori di Beethoven avessero perso la speranza di creare un prodigio mozartiano &#8230; e dal 1784 fino alla partenza di Beethoven da Bonn, fu pubblicata nel 1791, una sola sua composizione [Le Variazioni per pianoforte sul tema \u201cVenni amore\u201d di V.Righini, WoO 65]&#8221;.<\/span><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0<span style=\"color: #000000;\">Recensione delle\u00a0<strong>Variazioni WoO 73 :<\/strong><\/span><\/p>\n<blockquote>\n<address><span style=\"color: #000000;\">\u201cQueste variazioni [Dieci variazioni in Si bemolle maggiore sull\u2019aria \u201cLa stessa la stessissima\u201d, dal Falstaff di Salieri, WoO 73] non danno alcun motivo di gioia. Hanno dei passaggi cos\u00ec antimusicali, in cui delle ruvide tirate di semitoni provocano violente dissonanze coi bassi e viceversa! No, il Sig.v.B. pu\u00f2 essere un abile improvvisatore, ma non conosce i primi elementi per scrivere delle buone variazioni\u201d.<\/span><br style=\"color: #000000;\" \/><strong style=\"color: #000000;\">Allgemeine Musikalische Zeitung<\/strong><span style=\"color: #000000;\">, giugno 1799<\/span><\/address>\n<address>\u00a0<\/address>\n<\/blockquote>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Recensione della\u00a0<strong>Sinfonia detta&#8221; Eroica&#8221; in Mi bem. magg., Op.55<\/strong>\u00a0( ovvero un capolavoro assoluto e patrimonio dell&#8217;umanit\u00e0):<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<address style=\"color: #252525;\"><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Una nuova sinfonia di Beethoven, da distinguere dalla Seconda, \u00e8 scritta in uno stile del tutto diverso. Questa lunga composizione, di esecuzione estremamente difficile, \u00e8 in realt\u00e0 una selvaggia fantasia di enorme dimensioni. Nulla manca in tema di passaggi belli e stupefacenti in cui si riconosce l\u2019energico compositore pieno di talento; ma spesso si perde nell\u2019anarchia. La Sinfonia inizia con un Allegro in Mi bemolle vigorosamente scolpito; segue una marcia funebre in Do minore, sviluppata in stile fugato. Seguono uno Scherzo, Allegro e un Finale in Mi bemolle. Il recensore \u00e8 un sincero ammiratore di Beethoven, ma deve confessare che vi si trovano troppe cose abbaglianti e bizzarre, il che impedisce di afferrare il tutto, cos\u00ec che il senso di unit\u00e0 \u00e8 del tutto perduto.<strong>Allgemeine Musikalische Zeitung<\/strong>, febbraio 1805.<\/span><\/address>\n<\/blockquote>\n<p style=\"color: #252525;\"><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;articolo continua con un elogio di una nuova sinfonia di Anton Franz Joseph Eberl, 1765-1807, viennese, pianista e compositore molto prolifico, ebbe grande popolarit\u00e0 e successo, ma oggi \u00e8 del tutto dimenticato. Al nostro Maestro, commentava Schindler, veniva quindi dato a intendere che avrebbe fatto meglio a scrivere come Eberl.<\/span><\/p>\n<p style=\"color: #252525;\"><span style=\"color: #000000;\">Altra critica alla terza sinfonia :<\/span><\/p>\n<address style=\"color: #252525;\"><span style=\"color: #000000;\">&#8220;Proprio come certe opere minori di Beethoven possono essere biasimate per essere troppo macchinose, strane, e difficili da eseguire pi\u00f9 di quanto sia necessario, o perch\u00e9 esse non hanno praticamente nulla da dire o forse nulla che non potrebbe essere detto altrettanto bene, o meglio, se fosse espresso pi\u00f9 semplicemente, pi\u00f9 naturalmente, pi\u00f9 semplicemente; proprio cos\u00ec certamente, io dico, egli ignora tutti questi rimproveri quando scrive un pezzo come questo, ricolmo di difficolt\u00e0 insuperabili anche per l\u2019ascoltatore pi\u00f9 attento e l\u2019esperto musicista. Questo non vuol dire che il lavoro non sia superlativo in tutto, n\u00e9 che il genio di Beethoven non manifesti le sue caratteristiche anche in quest\u2019opera, perch\u00e9 la sua peculiare caratteristica consiste nello scrivere musica che, per quanto riguarda gli aspetti meccanici e tecnici, \u00e8 impossibile eseguire adeguatamente, sia per gli strumenti che per le mani. Comunque, tosto che questa composizione divenga nota, \u00e8 certo che dar\u00e0 luogo ad una moltitudine di trascrizioni e arrangiamenti.\u00a0<strong>Allgemeine Musikalische Zeitung<\/strong>, 1807.<\/span><\/address>\n<address style=\"color: #252525;\">\u00a0<\/address>\n<p><span style=\"font-style: normal; color: #000000;\">Un corrispondente della Berlinische Musikalische Zeitung, nel 1805 defin\u00ec l\u2019Eroica di Beethoven<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<address><span style=\"font-style: normal; color: #000000;\">\u201cstridula e confusa\u201d e riferiva che a Vienna \u201calcuni idolatrano i difetti ed i pregi di questo compositore con lo stesso entusiasmo, fino a sfiorare il ridicolo\u201d.<\/span><\/address>\n<\/blockquote>\n<p><span style=\"color: #000000;\">I critici del tempo, secondo le particolari deformazioni del loro orecchio e del loro intelletto, avevano ravvisato in Beethoven e nelle sue opere, genio e sregolatezza, slancio appassionato ma caotico, un\u2019arte ricca di espressione emotiva ma priva di forma, bizzarra e confusa.\u00a0 Si giunse a definire la Sonata a Kreutzer \u201cun terrorismo artistico\u201d e il suo autore \u201cun mago evocatore di apparizioni magiche\u201d, ad accusarlo di avere scatenato nella Sonata Op.57, l\u2019Appassionata, \u201cmolti spiriti maligni\u201d. Lo Scherzo della Quinta Sinfonia aveva suscitato l\u2019impressione di \u201cuna voce strana e terribile\u201d da provocare il brivido della \u201cpaura degli spettri\u201d.<\/span><br style=\"color: #000000;\" \/><strong style=\"color: #000000;\">Luigi Magnani<\/strong>\u00a0<span style=\"color: #000000;\">\u201c\u00c8 fuori dubbio, scrive il critico, che il Sig. Beethoven segue una strada che si \u00e8 segnata lui stesso; ma che cammino pieno di rovi e di spine. Scienza, ancora scienza, sempre scienza! E non un\u2019ombra di naturale e di melodia. \u00c8 uno sforzo perpetuo una ricerca incessante di modulazioni bizzarre, un\u2019avversione naturale per tutte le modulazioni naturali, e un accumulo tale di difficolt\u00e0 che, suo malgrado, fa perdere la pazienza e rinunciare alla lotta\u201c.\u00a0<\/span><strong style=\"color: #000000;\">[<\/strong><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 a questo proposito che Beethoven scrisse agli editori Breitkopf e H\u00e4rtel la famosa lettera in cui raccomanda che \u00e8 bene che i recensori abbiano una certa moderazione, specie quando si pronunciano sulle opere di un giovane compositore! \u201cAi loro signori recensori raccomandino maggior intelligenza e prudenza, sopratutto riguardo alle opere dei giovani autori, qualcuno, che altrimenti potrebbe anche andare lontano, potrebbe esserne sgomentato; \u2026\u2026\u2026 le chiassate del loro recensore furono, in principio, cos\u00ec avvilenti che io,\u00a0 cominciando a paragonarmi con altri compositori potevo appena soffermarmici sopra, restai del tutto calmo\u00a0 e pensai che non capiscono nulla. \u2026\u2026\u2026\u2026 Ma ora\u00a0<\/span><em style=\"color: #000000;\">pax vobiscum\u00a0<\/em><span style=\"color: #000000;\">;pace a loro e a me \u2026\u2026\u2026.\u201d Lettera del 22 aprile 1801, K.47.<\/span><strong style=\"color: #000000;\">]<\/strong><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><br style=\"color: #000000;\" \/><strong style=\"color: #000000;\">Wilder<\/strong>\u00a0<span style=\"color: #000000;\">Recensione dei Quartetti per archi Op.18, nr.1-3.<\/span><br style=\"color: #000000;\" \/><span style=\"color: #000000;\">Fra le nuove opere vi sono interessanti composizioni di Beethoven, i cui tre quartetti (Op.18) danno la misura del suo ingegno; ma \u00e8 necessario sentirli molto, sono molto difficili e per nulla popolari.\u00a0<\/span><br style=\"color: #000000;\" \/><strong style=\"color: #000000;\">Allgemeine\u00a0 Musikalische Zeitung<\/strong><span style=\"color: #000000;\">, 1801<\/span>\u00a0<span style=\"color: #000000;\">L\u2019ultimo volume dell\u2019Allgmeine Musikalische Zeitung include una critica della Sonata Op.13. \u00e8 il primo indice che il critico ha compreso almeno in parte l\u2019intima poesia non fermandosi solo agli aspetti tecnici. E\u2019 verosimile che il compositore stesso abbia dato una chiave al critico con l\u2019epiteto \u201cPatetica\u201d. \u201cQuest\u2019ammirevole sonata \u00e8 giustamente denominata\u00a0<\/span><em style=\"color: #000000;\">patetica,\u00a0<\/em><span style=\"color: #000000;\">perch\u00e9 essa \u00e8 profondamente commovente. Una nobile melanconia \u00e8 presente nel Grave introduttivo, che ricorre di tanto in tanto a interrompere l\u2019appassionato e molto espressivo stato d\u2019animo dell\u2019Allegro. Nell\u2019Adagio in Fa minore, la cui bella, fluente melodia non deve essere strascicata, il carattere diventa quello del riposo e della consolazione. Lo spirito e la tonalit\u00e0 dell\u2019Allegro ritornano nel Rond\u00f2, cos\u00ec che uno stesso stato d\u2019animo \u00e8 mantenuto per tutta la sonata che ne ricava unit\u00e0, vita interiore e un vero valore estetico. Poter parlare cos\u00ec di una sonata, considerato che tutte le altre condizioni dell\u2019arte musicale sono qui soddisfatte, \u00e8 indice della sua bellezza. L\u2019unica critica (e questo \u00e8 meno un rimprovero che un desiderio di assoluta perfezione), \u00e8 che il tema del Rond\u00f2 ha un carattere familiare. Il critico non sa dire dove lo ha sentito in precedenza, ma<\/span>non \u00e8 nuovo\u201d.<strong>Schindler\u00a0<\/strong><br \/>\n<script src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\" async=\"\"><\/script><!-- Categoria - 1 (www.lucaleggi.it) --> <ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-5604229652743268\" data-ad-slot=\"1910768850\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><script>\/\/ <![CDATA[ (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); \/\/ ]]><\/script><\/p>\n<p style=\"color: #252525;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-149\" src=\"https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Beethoven-corte-imperiale.jpg\" alt=\"Beethoven-corte-imperiale\" width=\"424\" height=\"322\" srcset=\"https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Beethoven-corte-imperiale.jpg 424w, https:\/\/www.lucaleggi.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/Beethoven-corte-imperiale-300x227.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 424px) 100vw, 424px\" \/>Non bisogna \u00a0con questo pensare che l&#8217;atteggiamento della critica tedesca sia stato sempre negativo, in seguito anche i pi\u00f9 sprovveduti \u00a0e salomonici capirono la grandezza delle opere in questione. Considerando il contesto storico musicale in cui si trovava \u00a0Beethoven \u00a0non era facile per chiunque accettare uno strappo cos\u00ec profondo al classicismo viennese cos\u00ec magistralmente reso celebre da Hadyn e Mozart, dovevano suonare alquanto &#8221; strane &#8221; e dissonanti le opere del \u00a0maestro di Bonn per molti dei suoi contemporanei. Pensiamo agli \u00a0ultimi quartetti per archi \u00a0scritti addirittura \u00a0con un linguaggio novecentesco, una \u00a0sorta di viaggio nel tempo che Beethoven compie grazie al suo genio, la critica li trov\u00f2 inascoltabili affermando addirittura che vista la sordit\u00e0 dell&#8217;autore si trattava di musica non consapevole.<\/p>\n<p style=\"color: #252525;\">Pensiamo al tema \u00a0della quinta sinfonia, per noi uomini del XXI secolo quel motivo evoca qualcosa di conosciuto, di familiare, come un sentirsi a casa, di esteticamente appagante perch\u00e8 metabolizzato. Non ci sorprende l&#8217;asprezza di quell&#8217;inizio in cui l&#8217;intera orchestra esegue le stesse quattro note perch\u00e8 esso ci \u00e8 familiare e consono, rientra pienamente nei canoni della nostra estetica, naturale per noi uomini del XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"color: #252525;\">Viceversa, i coevi di Beethoven questa &#8220;familiarit\u00e0&#8221; ancora non l&#8217;avevano maturata e quindi dovevano percepirla quasi come un brano hard rock \u00a0suonato a tutto volume in piena notte. Penso che sia ampiamente logico supporre che gli stessi Mozart e Hadyn non &#8216;avrebbero apprezzato quel tipo di orchestrazione, quel violento attacco proprio in apertura di sinfonia.<\/p>\n<p style=\"color: #252525;\">Per questo motivo bisogna supporre che \u00a0gli &#8216;articolisti che all&#8221;epoca \u00a0scrissero \u00a0simili scempiaggini sul maestro di Bonn siano ampiamente giustificabili, tranne forse nel caso in cui consigliavano a Beethoven di scrivere come Eberl.<\/p>\n<p style=\"color: #252525;\">Un&#8217; ultima cosa che \u00a0riguarda l&#8217;immagine tratta dal dipinto sopra, esso ritrae Beethoven che si rifiuta di salutare la corte imperiale napoleonica per i motivi che sappiamo; la figura alle spalle dovrebbe essere quella di Wolfang Goethe (conoscente di Beethoven).<\/p>\n<p style=\"color: #252525;\">Purtroppo non sono riuscito a trovare l&#8217;autore del dipinto, se qualcuno avesse informazioni a riguardo pu\u00f2 gentilmente scriverle sotto.\u00a0<strong>Gliene sarei infinitamente grato<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sicuramente possiamo immaginare lo sconcerto di Beethoven nel leggere le critiche spesso feroci a lui riservategli \u00a0soprattutto nel suo primo periodo compositivo \u00a0dall&#8217;influente ed autorevole critica musicale \u00a0tedesca dell&#8217;epoca. 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